I L RAPPORTO FRA SCIENZA E RELIGIONE
NELL ’ INSEGNAMENTO SCOLASTICO
Giuseppe Tanzella-Nitti
Pontificia Università della Santa Croce, Roma
Facoltà di Teologia
I. Introduzione
Almeno negli ultimi tre secoli, il rapporto fra scienza e religione ha
accompagnato tutta la storia del pensiero e ne troviamo le tracce sia nella storia della
filosofia, sia nel dibattito culturale e di opinione pubblica. Allargando ancora la
prospettiva, dovremmo dire che l'incontro fra scienze naturali e visione religiosa del
mondo cominciò di fatto nelle università medievali, quando il pensiero aristotelico
da un lato ed i primi passi delle scienze pre-galileiane dall'altro, irrompono e
reclamano uno spazio proprio nella lettura della realtà, lettura che fino a quel
momento era stata offerta essenzialmente dalla Sacra Scrittura. Il rapporto fra visione
scientifica e visione religiosa del mondo attraversa poi in modo particolare proprio la
cultura europea ed occidentale in genere, a motivo del ruolo che il cristianesimo ha
svolto sia come elemento costitutivo di quella cultura, sia come fattore di sviluppo
delle scienze, introducendo per la prima volta ad una visione oggettiva ed autonoma
della natura, perché riconosciuta come creata, dotata di proprie leggi e distinta dal
Creatore.
Questa constatazione storica potrebbe forse bastare a giustificare la presenza
della religione, quella cristiana in modo particolare, in una riflessione indirizzata
all'ambiente della scuola e dedicata alla formazione degli insegnanti. Tuttavia, anche
uno sguardo al presente ci mostrerebbe che il dibattito fra cultura scientifica e
pensiero religioso è presente in buona parte della divulgazione scientifica, nei mass
media, ed interessa vasti strati dell'opinione pubblica. Di qui la necessità che anche il
mondo della scuola tenga presente questo dibattito e ne sappia registrare le
tendenze. Esso costituisce anzi una singolare opportunità per stimolare la riflessione
e la formazione critica degli studenti; opportunità nascosta e certamente
impegnativa, che non svaluta la portata educativa e culturale di queste tematiche,
1riducendole al livello di un mero confronto di opinioni private da tenersi nel
soggiorno di casa propria.
II. La presenza di alcune mediazioni culturali implicite
Tuttavia, proprio la delicatezza della tematica in questione — rapporto fra
scienze e religione — ed il carattere pubblico del possibile luogo di dibattito — la
scuola — ci impongono alcune riflessione previe. Una delle più importanti riguarda
la mediazione culturale che questo dibattito sperimenta prima di poter giungere sui
libri di scuola (seppure vi giunge). Si tratta di una mediazione che possiede degli
aspetti certamente evidenti, come ad esempio il carattere impersonale, sempre
vincente ed esaustivo nell'interpretazione della realtà col quale viene presentata
l'impresa scientifica; o quello di un certo ritardo fra la riflessione filosofica ed
interdisciplinare di cui la scienza odierna è oggetto e scarsa la ricaduta di questo
dibattito nei libri di testo; o infine il modo di presentare i rapporti fra scienze e
religione, ancora centrato attorno ad alcuni retaggi storici a tutti ben noti, veicolati
attraverso il cliché del luogo comune. Assente, in quest'ultimo caso, una
preoccupazione per i criteri di contestualità, di completezza o di correttezza
epistemologica.
Esiste tuttavia un altro aspetto di questa mediazione, meno evidente di quelli
precedenti, sul quale vale la pena soffermarsi brevemente. Il modo con cui i grandi
temi dell'esistenza umana — chi sono, da dove vengo, dove vado, per usare una
formulazione convenzionale ma sempre utile — sono presenti nell'insegnamento
scolastico riguarda essenzialmente le opportunità offerte dalle discipline
umanistiche, come ad esempio la letteratura o la filosofia. Queste discipline
accostano l'alunno alle diverse visioni del mondo e dell'uomo avute dai vari autori e
collegate alle varie tappe della storia. Altre materie, come ad esempio la storia
dell'arte o la storia politica possono talvolta accedervi, sebbene in maniera indiretta.
Quello che tutti, o quasi tutti, danno invece per scontato è che materie di carattere
scientifico come la chimica, la fisica, la matematica o la biologia, non debbano
rispondere a nessuna visione particolare del mondo o della persona, a motivo della
natura oggettiva ed impersonale del loro metodo. Lo schema classico che soggiace a
questo giudizio è la divisione fra scienze dello spirito (o scienze umane) e scienze
naturali impostasi nella pedagogia in occidente a partire da Wilhelm Dilthey (1833-
1911), ma le cui basi filosofiche sono certamente già presenti assai prima in Kant.
2Questo stato di cose assume il carattere di una mediazione culturale implicita,
nascosta. Il fatto che il cielo sotto cui Giacomo Leopardi componeva i versi della sua
poesia Canto notturno di un pastore errante dell'Asia sia lo stesso e medesimo cielo
oggetto dell'astronomia e della fisica; oppure il fatto che quella persona umana di cui
un autore come Pirandello ha così ben espresso tutta la ricchezza psicologica sia lo
stesso uomo le cui funzioni vitali la biologia interpreta ed analizza, sono cose che
appaiono, agli occhi degli studenti, e forse di non pochi insegnanti, del tutto
secondarie, praticamente accidentali. Se poi dicessimo che quella nozione di universo
presentataci dalla fisica e quella nozione di essere umano presentataci dalla biologia
non sono neutre né oggettivanti, ma contengono tacitamente una precisa visione
filosofica di cosa sia l'universo e di cosa sia la persona umana, vale a dire rispondono
anche loro, a loro modo e col loro linguaggio, a quel “chi sono, da dove vengo e dove
vado”, allora la sorpresa crescerebbe ancora.
Non è mia intenzione sviluppare in questa sede le implicazioni di tale
frammentazione o, se si preferisce, di questi interrogativi, ma soltanto segnalare la
presenza di una mediazione indiretta nella presentazione del rapporto fra cultura
scientifica e pensiero sapienziale o religioso. Lo stesso pensiero scientifico viene
trasmesso nella sua dimensione pragmatica, sempre vincente, astraendo dalla sua
dimensione umana, dalle sue risonanze filosofiche, personali o perfino religiose,
ignorando che possa o abbia mai potuto averne qualcuna. Ne emerge allora una
visione frammentata della conoscenza e della stessa cultura, non esclusa una certa
conflittualità fra le esigenze della scienza e le riflessioni della sapienza, mentre al
pensiero religioso non viene assegnato alcun ruolo unificante in queste diverse
visioni. Se una certa unità fosse mai possibile, ciascuno la troverà per conto suo, ma
la storia dell'umanità non avrebbe niente da insegnarmi in proposito, visto che non
ne trovo traccia nei libri di scuola.
III. Il rapporto tra scienza e religione in un percorso di formazione scolastica:
alcune premesse
Interrogarsi sul rapporto che potrebbe instaurarsi fra pensiero scientifico e
pensiero religioso nel contesto di un percorso di formazione scolastica implica, per
gli insegnanti, essere in primo luogo consapevoli che il cristianesimo è depositario di
una precisa visione dell’uomo, del mondo e della storia. Appartengono al nucleo di
questa visione: a) la concezione dell’essere umano come immagine e somiglianza di
3Dio, creato per conoscere e dialogare con il suo Creatore, con il compito di custodire
ed umanizzare la terra che gli è stata affidata; b) una comprensione del mondo come
creazione, ovvero effetto di una parola creatrice, personale, razionale, ovvero un
mondo che ha avuto una origine ed è guidato in modo provvidente dal suo Creatore
verso il compimento del suo fine; c) la convinzione che la storia dell’uomo e della sua
cultura sia un cammino caratterizzato dalla comparsa di domande filosofiche,
esistenziali e perciò religiose, domande che si manifestano nell’arte, nella letteratura,
nel desiderio di conoscere la realtà, e nelle varie forme e attività con cui si è espresso
lungo i secoli e continua oggi ad esprimersi lo spirito umano.
Il cristianesimo andrebbe pertanto considerato come fonte di una cultura che
investe molti campi del sapere umano e dialoga con essi. Ancor più, gli stessi campi
del sapere umano hanno la capacità di mostrare un’apertura verso domande per le
quali il cristianesimo possiede una risposta. Compito di un insegnante — e in linea
ancor più in generale, compito di ogni educatore attento alla tradizione cristiana —
dovrebbe essere quello di saper esplicitare queste domande e mostrare, nel rispetto
dell’autonomia e del metodo proprio delle diverse discipline, quali sono risposte
offerte dalla Rivelazione e dalla tradizione di pensiero cristiano.
Ogni progetto educativo ha al suo centro la persona. Tali domande sono sempre
domande della persona, quando essa si accosta alla realtà attraverso lo studio delle
varie discipline; non sono domande poste dalle varie discipline in quanto ambiti di
sapere isolati. Pensiamo alle domande sull’origine e sul tutto (origine del cosmo,
della vita e dell’uomo); o a quelle sul senso del mondo e della storia (senso della
storia fra libertà e necessità, senso dell’evoluzione biologica fra caso e finalismo); alla
domanda sul significato del progresso (umano, scientifico, tecnologico, economico), e
su come impostare i rapporti fra l’uomo e la natura (qual è il vero posto dell’uomo
nel cosmo?); alle domande sul perché dell’ordine, della razionalità o della bellezza
della natura, sui sentimenti di stupore suscitati in chi la studia; e a quelle supreme
sulla sofferenza, sulla vita e della morte, a come esse sorgono non solo nelle
discipline umanistiche, ma anche in quelle scientifiche.
Un insegnante che accetti la sfida di questa prospettiva interdisciplinare, dovrà
necessariamente porsi nell’orizzonte di una “unità del sapere”. Dovrà proporsi di
non presentare i diversi campi della conoscenza come settori isolati, quanto
piuttosto: a) saper mostrare l’unità cui tende l’esperienza intellettuale di chiunque,
scienziato o letterato, storico o poeta, si pone di fronte alla realtà per studiarla e darle
voce; b) credere che una certa sintesi ed una certa unità possano essere realizzate
4anche nello studente, come fine del progetto educativo. Qualsiasi riflessione su quale
possa essere il dialogo fra scienza e religione in un contesto scolastico non può
prescindere da questa prospettiva personalista e da questa tensione positiva verso
l’interdisciplinarità e l’unità del sapere.
Chi sono i soggetti e quali sono i contenuti di questo dialogo? Soggetto del
dialogo sono necessariamente i docenti e gli studenti, le cui relazioni reciproche
dovrebbero però riprodurre i canoni di un rapporto fra maestro e discepolo, ovvero
un rapporto nel quale si riescano a comunicare non solo i contenuti di una disciplina,
ma anche la visione della vita e le motivazioni che accompagnano chi la espone e chi
la studia. In linea generale, e in un contesto scolastico in modo particolare, soggetti
del dialogo sono prima le persone, poi le discipline. Alle domande suscitate dalle
scienze non si può chiedere che vi rispondano i libri di filosofia o di religione:
dovrebbero farlo in primo luogo gli insegnanti, anche se la loro sintesi culturale ed
esistenziale risultasse essere ancora incompiuta, perché starebbero già trasmettendo
ai loro studenti l’importanza di cercarla come risultato di un cammino personale,
impegnativo e coinvolgente.
Circa l’importanza di doversi confrontare con il pensiero scientifico, risulta di
interesse, per l’insegnante di religione cattolica, riconsiderare alcuni spunti della
costituzione Gaudium et spes del Concilio Vaticano II (1965):
“La trasformazione delle condizioni di vita si collega con una più radicale
modificazione, che sul piano della formazione intellettuale dà un crescente peso alle
scienze matematiche, fisiche, umane, mentre sul piano dell'azione si affida alla tecnica,
originata da quelle scienze. Questa mentalità scientifica modella in modo diverso di un
tempo la cultura e il modo di pensare. La tecnica poi è tanto progredita da trasformare
la faccia della terra e da perseguire ormai la conquista dello spazio” (n. 5)
“Certo, l'odierno progresso delle scienze e della tecnica, che in forza del loro metodo
non possono penetrare nelle intime ragioni delle cose, può favorire un certo
fenomenismo e agnosticismo, quando il metodo di investigazione di cui fanno uso
queste scienze, viene innalzato a torto a norma suprema di ricerca della verità totale.
Anzi, vi è il pericolo che l'uomo, troppo fidandosi delle odierne scoperte, pensi di
bastare a se stesso e più non cerchi cose più alte. Questi fatti deplorevoli però non
scaturiscono necessariamente dalla odierna cultura, né debbono indurci nella
tentazione di non riconoscere i suoi valori positivi. Fra questi si annoverano: lo studio
delle scienze e la rigorosa fedeltà al vero nella indagine scientifica, la necessità di
collaborare con gli altri nei gruppi tecnici specializzati, il senso della solidarietà
internazionale, la coscienza sempre più viva della responsabilità degli esperti
nell'aiutare e anzi proteggere gli uomini, la volontà di rendere più felici le condizioni
di vita per tutti, specialmente per coloro che soffrono per la privazione della
responsabilità personale o per la povertà culturale” (n. 57).
5La dottrina contenuta in queste pagine conciliari potrebbe così riassumessi. Il
pensiero scientifico ha “modellato” la razionalità e il modo di pensare del nostro
tempo e, inoltre, i suoi risultati e le sue applicazioni pragmatiche esercitano un
notevole fascino. In questa influenza esiste un aspetto senza dubbio positivo, perché
la scienza ha migliorato la qualità di vita dell’uomo e ne serve lo sviluppo culturale e
l’organizzazione sociale; non va tuttavia trascurato un aspetto negativo, perché il
metodo scientifico, adeguato per lo studio del suo oggetto specifico (la realtà
misurabile) può essere erroneamente compreso come unico metodo valido per
comprendere l’intera realtà e come unico criterio di verità.
Non si può ignorare che il confronto fra religione cristiana e pensiero scientifico è
segnato dalla presenza di alcuni luoghi comuni, dei quali si rende necessario il
progressivo superamento. Proviamo a menzionare in modo schematico quali sono, a
nostro avviso, quelli maggiormente diffusi:
• una certa “eredità storica” porta a vedere nella religione un ruolo di “freno
allo sviluppo del progresso scientifico (Galileo, Darwin). Esisterebbe una
“resistenza” alla novità, per la difficoltà di interpretarla nella visione biblica del
mondo, ormai consolidata;
• si identifica erroneamente la religione o la fede cristiana con la sacra Scrittura
(letta in modo letterale), ignorando la ricchezza della tradizione e della riflessione
teologica (rischio del fondamentalismo);
• la nascita e il progresso delle scienze non sarebbero stati altro che un radicale
processo di emancipazione dalla (quando non contro la) filosofia e teologia;
• la religione risponderebbe ai perché e la scienza soltanto alla domanda sul
come (con la conseguente, facile scappatoia del fideismo);
• il dialogo fra scienze e teologia sarebbe favorito da una fede sempre disposta a
rinunciare ai suoi dogmi, e da una conoscenza scientifica ritenuta solo provvisoria,
basata unicamente su modelli convenzionali, incapace di raggiungere verità di
carattere irreformabile;
• la religione (irrazionale) si occuperebbe di una sfera totalmente soggettiva,
concernente valori privati ed una conoscenza non comunicabile, mentre la scienza
(razionale) riguarderebbe un sapere comunicabile, di ambito oggettivo e universale;
6• andrebbe superata la visione tradizionale dell’uomo come “essere superiore”,
perché la persona umana sarebbe soltanto ed esclusivamente un animale
(riduzionismo antropologico oltre il riduzionismo epistemologico). I suoi
comportamenti andrebbero interpretati in questa ottica, con precise ricadute in
campo etico.
Sebbene le risposte alle precedenti visioni e luoghi comuni potrebbero non essere
immediatamente disponibili a chi insegna religione cattolica, sapere che si tratta di
formulazioni erronee, o almeno superficiali, può aiutare a prevenire sintesi
approssimative e fallaci, spingendo ai necessari approfondimenti, ad esempio in sede
bibliografica o di formazione permanente.
IV. Situazione attuale del dialogo fra scienza e religione nel dibattito di opinione
pubblica
Uno sguardo alla cultura contemporanea e al dibattito di opinione pubblica
mostra facilmente che, rispetto alla prima metà del Novecento, e comunque negli
ultimi decenni, esistono oggi mutamenti sostanziali nel rapporto fra teologia e
scienze naturali.
Domande filosofiche di certo rilievo (sull’origine e sul destino dell’universo, sulla
natura e sul senso della vita, sul ruolo dell’uomo nel cosmo, ecc.) trascurate dai
filosofi della seconda metà del XX secolo, paiono suscitare oggi maggiormente
l’interesse degli scienziati. È sempre più frequente assiste a forum di scienziati ai quali
vengono invitati a parlare anche filosofi e talvolta perfino qualche teologo, mentre
associazioni professionali di prestigio (ad es. la American Association for the
Advancement of Science, AAAS), o riviste scientifiche internazionali (Nature, Science)
ospitano spesso dibattiti sul rapporto fra scienza e società e, al suo interno,
affrontano quello con la filosofia e religione. In università di prestigio, come Chicago,
Princeton, Berkeley, Oxford o Cambridge, sono oggi presenti cattedre di Religion and
Science o si impartiscono programmi post-grado a livello universitario su queste
medesime tematiche.
Basta entrare in una libreria per accorgersi del gran numero di libri che
affrontano alcuni problemi di attualità dalla simultanea prospettiva delle scienze,
della filosofia e della teologia, o ancora più esplicitamente, libri di divulgazione
scientifica che recano il termine “Dio” nel titolo di copertina. In buona parte dei casi,
7una scorsa a questi testi mostra che la scienza sembri rivalutare forme di razionalità
da sempre più vicine alle materie umanistiche, come la razionalità analogica,
simbolica, estetica, mostrando una maggiore sensibilità verso forme di sapere non
formalizzabile, quali la tradizione, la testimonianza, l’intuizione, l’empatia, ecc.
Inoltre, su temi centrali per il futuro del pianeta e della stessa comunità umana, si
avverte l’esigenza di una riflessione di carattere etico sui problemi posti dalle
scienze. Completa il panorama, l’esistenza, nel “villaggio globale” di numerosi siti
web dedicati alla religione e ai suoi rapporti con le scienze
Sorge pertanto una nuova domanda: perché è cambiato qualcosa in questi
rapporti? Riteniamo che ciò sia dovuto a diversi fattori, che esponiamo qui
schematicamente.
In primo luogo, abbiamo assistito al superamento della pretesa di
autoreferenzialità della impresa logico-matematica voluta dal neopositivismo logico.
È quasi come se vi sia stato un “risveglio” del prefisso meta (oltre, al di là). La logica e
la matematica sono giunte ad alcuni risultati di certo rilievo interdisciplinare, che
hanno aperto un nuovo spazio al dialogo con la filosofia: esistono nozioni di infinito
che non appartengono alla matematica (Cantor); sono stati individuati teoremi di
incompletezza dei sistemi assiomatici (Gödel); si è messa in luce la necessità di
metalinguaggi e l’impossibilità di ottenere una definizione di tutti gli enunciati veri
di un sistema (Tarski); si sono riconosciuti i limiti di ogni operazione logica
automatizzata (procedura effettivamente calcolabile) e l’incapacità di “giudicare dal
di fuori” il processo logico-matematico (Turing); inoltre, si è riconosciuta la necessità
di un trascendimento del linguaggio formale, accolta questa volta dall’interno della
filosofia del linguaggio (Wittgenstein e le nuove correnti di filosofia analitica da lui
derivate).
Sempre dal punto di vista epistemologico, molteplici fattori colti all’interno
dell’impresa scientifica, e non imposti esternamente dalla filosofia, hanno condotto
all’abbandono del meccanicismo determinista, quale tentativo di comprensione
esauriente del reale, facendo sì che buona parte della scienza rinunciasse al
riduzionismo ontologico come sbocco del riduzionismo metodologico. Questo
risultato è stato dovuto, principalmente alla riflessione sulle implicazioni filosofiche
emerse in alcuni ambiti della scienze: la scoperta della impredicibilità matematica di
molti fenomeni, sostanzialmente quelli descrivibili con equazioni differenziali del
secondo ordine (Henri Poincaré); l’abbandono del meccanicismo determinista
dovuto alla moderna fisica quantistica (Werner Heisenberg); la termodinamica dei
8sistemi di non equilibrio e l’emergenza della complessità (Ilya Prigogine); il
progressivo imporsi di approcci olistici e teleonomici in biologia, con la conseguente
riscoperta dei concetti di forma e di informazione (il tutto è maggiore della somma
delle parti, ecc.).
In sostanza, pare oggi che il pensiero scientifico ha percepito l’esistenza di
problemi di incompletezza, logica oppure ontologica, e la sua incapacità di ricondurre
ad un monismo deduttivo alcuni rapporti irriducibili, come ad esempio quelli fra:
topologia e leggi di natura in cosmologia; sintassi e semantica nell’Intelligenza
artificiale; informazione genetica e struttura cellulare in biologia; fra mente e corpo
nello studio del cervello, ecc. Dal punto di vista, poi, del soggetto che fa scienza,
possiamo oggi salutare il superamento dell’idea di conoscenza scientifica come
totalmente impersonale ed oggettivante, superamento dovuto, fra gli altri, alle
importanti riflessioni di Michael Polanyi sulla dimensione personale e implicita della
conoscenza scientifica. Sebbene l’immagine delle scienze mediata dalla divulgazione
scientifica non tenga sempre conto di questi risultati, sta di fatto che essi hanno
favorito una maggiore apertura delle scienze verso altre forme di sapere o di visioni
della realtà, non esclusa la riflessione sapienziale e la stessa religione.
Un importante fattore di riavvicinamento è stato la riscoperta, da parte della
storiografia del Novecento, delle radici cristiane di numerose idee filosofiche che
hanno successivamente favorito lo sviluppo del pensiero scientifico. Autori di rilievo
in proposito sono stati: P. Duhem (Système du Monde, 1913), A. Koyré (studioso dei
rapporti fra pensiero medievale e sviluppo delle scienze), A. Crombie (studi sulla
storia della scienza), S. Jaki (influsso storico del pensiero cristiano sulle scienze), e
ancora A.N. Whitehead, O. Pedersen, T. Torrance, ecc.
Va infine segnalato che vi è stato un certo cambiamento anche nell’atteggiamento
della teologia nei confronti dei risultati delle scienze: questi non sono più visti come
“fonte di problemi”, ma se ne sottolinea adesso anche l’importanza per il lavoro
teologico. Un cambio, questo, dovuto soprattutto al Concilio Vaticano II (Gaudium et
spes) e al magistero di Giovanni Paolo II. Si considerino in proposito i seguenti testi:
“L'esperienza dei secoli passati, il progresso delle scienze, i tesori nascosti nelle varie
forme di cultura umana, attraverso cui si svela più appieno la natura stessa dell'uomo
e si aprono nuove vie verso la verità, tutto ciò è di vantaggio anche per la Chiesa”
(Concilio Vaticano II, Gaudium et spes, 44)
“Infatti gli studi recenti e le nuove scoperte delle scienze, della storia e della filosofia,
suscitano nuovi problemi che comportano conseguenze anche per la vita pratica ed
9esigono anche dai teologi nuove indagini. I teologi sono inoltre invitati, nel rispetto dei
metodi e delle esigenze proprie della scienza teologica, a sempre ricercare modi più
adatti di comunicare la dottrina cristiana agli uomini della loro epoca” (ibidem, 62).
“Gli sviluppi odierni della scienza provocano la teologia molto più profondamente di
quanto fece nel XIII secolo l'introduzione di Aristotele nell'Europa occidentale. Inoltre
questi sviluppi offrono alla teologia una risorsa potenziale importante. Proprio come la
filosofia aristotelica, per il tramite di eminenti studiosi come san Tommaso d'Aquino,
riuscì finalmente a dar forma ad alcune delle più profonde espressioni della dottrina
teologica, perché non potremmo sperare che le scienze di oggi, unitamente a tutte le
forme del sapere umano, possano corroborare e dar forma a quelle parti della teologia
riguardanti i rapporti tra natura, umanità e Dio?” (Giovanni Paolo II, Lettera al
Direttore della Specola Vaticana, 1.6.1988)
V. La presenza di spunti interdisciplinari e di tematiche religiose in alcuni nodi
concettuali delle discipline scientifiche
All’interno del contesto scolastico, è importante notare che un certo dialogo fra
pensiero scientifico e pensiero filosofico-religioso potrebbe essere realizzato, e
talvolta viene perfino richiesto, a partire dagli stessi obiettivi di apprendimento delle
discipline scientifiche. Tuttavia, affinché i numerosi agganci interdisciplinari siano
messi opportunamente in luce, è necessario che il docente vi dedichi un’adeguata
preparazione previa, spesso basata sull’iniziativa personale, trattandosi di
collegamenti che i libri di testo non contemplano, pur suscitandoli indirettamente
nella mente degli studenti. Proviamo a mostrare, a puro titolo esemplificativo e senza
nessuna pretesa di completezza, come potrebbero delinearsi simili agganci.
a) Nell’ambito della Matematica
• le origini della matematica nel pensiero greco e il loro legame con il divino;
• il ruolo delle matematiche nella visione filosofica riduzionista della realtà e la
conseguente messa fra parentesi di altre forme di sapere non matematizzabili perché
non fondate sulla misurabilità;
• il modo con cui la logica-matematica, scoprendo le incompletezze dei linguaggi
formali, ha superato la visione neopositivistica che voleva esprimere tutta la realtà in
termini misurabili e formalizzabili, escludendo pertanto dalla vera conoscenza quegli
ambiti che non ammettevano tale riduzione;
10• l’interesse interdisciplinare di nozioni matematiche come, ad esempio, quella
di infinito.
b) Nell’ambito della Fisica
• il ruolo del pensiero cristiano nello sviluppo del pensiero scientifico
(razionalità di un mondo non più divinizzato, riflesso di un Creatore che è causa
delle leggi esistenti nella natura)
• il ruolo delle scienze fisiche nel sorgere delle visioni filosofiche del
meccanicismo e del materialismo e il rapporto di queste con l’affermazione o la
negazione di un Dio creatore
• il significato delle leggi di natura e il loro rimando ad un Legislatore
• le domande sulla razionalità e l’ordine del cosmo fisico e il loro rimando
all’idea di un Logos creatore
• visione critica dell’impiego che alcune correnti filosofiche hanno fatto della
meccanica quantistica per negare l’esistenza di un principio di causalità e il suo
impiego metafisico per risalire ad una Causa prima;
• l’interesse interdisciplinare di nozioni fisiche quali tempo o spazio.
c) Nell’ambito dell’Astronomia
• il legame storico fra osservazione del cielo e le nozioni di divino e di
trascendenza nella storia delle religioni;
• il legame storico fra cristianesimo e nascita degli Osservatori astronomici in
Italia;
• questioni legate alle domande teologiche suscitate dagli studi cosmologici
(dimensioni ed età dell’universo, esposizione critica della possibilità che la
cosmologia giunga a scoprire quale sia l’origine dell’intero universo e del tempo,
confrontandosi pertanto con l’idea di creazione, ecc.);
• le suggestioni filosofiche e teologiche del Principio antropico, come formulato
dai cosmologi contemporanei.
d) Nell’ambito della Chimica e della Geologia
11• il contesto mistico-spirituale che ha accompagnato la pratica dell’alchimia in
epoca rinascimentale;
• la nascita della geologia e i dibattiti suscitati in merito alla storia della
formazione della terra, come narrata dalla Bibbia (età della terra, confronto fra
catastrofisti e attualisti, o fra nettunisti e plutonisti circa l’origine dei fossili...).
e) Nell’ambito della Biologia e dell’Antropologia
• questioni legate all’origine della vita e loro eventuale rapporto con la nozione
di un Dio creatore;
• questioni legate all’origine dell’homo sapiens come specie biologica e loro
rapporto con la fede in un Dio che crea l’uomo a sua immagine e somiglianza;
• la nozione biologica di evoluzione e i suoi rapporti con la nozione teologica di
creazione;
• ruolo del darwinismo nel sorgere di filosofie volte a negare l’esistenza di un
Dio creatore e provvidente;
• la presenza della religiosità nello sviluppo primitivo dell’uomo;
• questioni legate al rapporto fra mente e cervello e il dibattito sul vero
significato della vita psichica e affettiva umana (legame con la comprensione
teologica di cosa sia l’anima umana).
Una prospettiva applicabile a quasi tutte le discipline, e a nostro avviso di
notevole valore formativo, è quella di carattere storico-biografico. Ci riferiamo alla
possibilità di porre gli studenti in contatto con personaggi storici, del passato ma
anche del presente, che furono uomini di cultura e di scienza e, al tempo stesso,
manifestarono sincero interesse per tematiche di natura filosofica, etica e religiosa. Si
tratta di un campo in cui gli stessi docenti potrebbero fare insospettate scoperte dalle
quali trarre, perché no?, elementi di interesse per il raggiungimento di una loro,
personale unità del sapere. A titolo di esempio, in simili piste storico-biografiche
potrebbero trovare spazio personaggi come: Charles Babbage, Werner von Braun,
Bruno Cantor, Nicolò Copernico, Pierre Duhem, John Eccles, Albert Einstein,
Francesco Faà di Bruno, Luigi Fantappiè, Pavel Florenskij, Viktor Frankl, Agostino
Gemelli, Giovanni Keplero, Jerome Lejeune, Geoges Lemaitre, James Clerk Maxwell,
12Enrico Medi, Gregorio Mendel, Blaise Pascal, Louis Pasteur, Max Planck, Angelo
Secchi, Niels Steensen, Pierre Teilhard de Chardin, Alessandro Volta, e molti altri 1 ...
Spesso, la pista biografica offre buone potenzialità anche per l’approccio a
problemi di natura etica, che interessano tanto l’insegnante di religione, come i
colleghi che si occupano di discipline scientifiche. Si pensi ad esempio al rapporto fra
sperimentazione scientifica e rispetto della vita umana; alla questione ecologica; al
rapporto fra progresso scientifico e progresso umano (ogni progresso scientifico è,
ipso facto, progresso umano?); ai rapporti fra scienza e tecnologia; all’atteggiamento
avuto dagli scienziati nei confronti degli usi bellici della scienza.
VI. Il dibattito fra scienza e fede in due temi di attualità: origine dell’universo e
origine dell’uomo
Suggeriamo, con il consueto approccio schematico, alcune idee che possono
favorire una corretta impostazione di due temi di attualità interdisciplinare e che
spesso polarizzano il dibattito del rapporto fra scienze e religione: l’origine
dell’universo e l’origine dell’uomo.
a) Teologia della creazione e cosmologia sul tema dell’origine dell’universo:
alcuni chiarimenti
Un primo passo per una corretta epistemologia di tale confronto è quello di
“demitizzare” il problema dell’origine, ovvero mostrare la superficialità della visione
secondo cui una volta compreso cosa avvenne nell’origine, si capirebbero la natura e
il senso del tutto che dall’origine deriva. Va opportunamente segnalato, inoltre, che il
metodo scientifico non può affrontare e concettualizzare il “problema dell’intero”
(ovvero una “teoria del tutto”, in quanto quest’ultimo resta un problema filosofico,
non avendo la scienza la possibilità di esaurire la totalità dell’essere. In tal senso,
andrebbe anche mostrato che il metodo scientifico non può concettualizzare l’inizio
assoluto del tempo, trovandosi esso stesso a dover fare i conti con il tempo.
Dal punto di vista teologico va chiarito che il ruolo di un Dio creatore non è
quello di riempire i vuoti di conoscenza scientifica, ma si colloca sul piano del
1 Si segnala il fatto che nel sito di Documentazione interdisciplinare di scienza e fede (www.disf.org) sono
reperibili, assieme a molte delle voci "tematiche" del corrispondente Dizionario (cfr. bibliografia), anche diverse
voci dedicate ad autori come quelli sopra citati, che possono essere una utile fonte di documentazione per
l'insegnante (URL: http://www.disf.org/Dizionario.asp e http://www.disf.org/ScienziatiCredenti.asp).
13fondamento ontologico. Si tratta pertanto di favorire la comprensione dell’immagine
di Dio come fondamento dell’essere e della natura (essenza) di tutte le cose. Al
tempo stesso va sottolineato il valore filosofico delle domande ultime (sull’origine, sul
tutto, sul fine...) provenienti dalla cosmologia.
Riguardo la necessità che l’analisi scientifica conti su un fondamento logico e
ontologico previo, ad essa esterno, si consideri il seguente testo del fisico Paul Davies
“Per quanto le nostre spiegazioni scientifiche possano essere coronate dal successo,
esse incorporano sempre certe assunzioni iniziali. Per esempio, la spiegazione di un
fenomeno in termini fisici presuppone la validità delle leggi della fisica, che vengono
considerate come date. Ma ci si potrebbe chiedere da dove hanno origine queste leggi
stesse. Ci si potrebbe perfino interrogare sulla logica su cui si fonda ogni ragionamento
scientifico. Prima o poi tutti dobbiamo accettare qualcosa come dato, sia esso Dio,
oppure la logica, o un insieme di leggi, o qualche altro fondamento dell'esistenza […]
Attraverso il mio lavoro scientifico sono giunto a credere sempre più fermamente che
l’universo fisico è costruito con un’ingegnosità così sorprendente che non riesco a
considerarlo meramente come un fatto puro e semplice. Mi pare che ci debba essere un
livello più profondo di spiegazione. Se si desidera chiamare tale livello Dio è una
questione di gusto e di definizione” (Paul Davies, La mente di Dio, Mondadori, Milano
1993, pp. 5-7).
Utile, in proposito, anche la rilettura di alcuni testi di san Tommaso d’Aquino:
“La creazione determina una entità nella cosa creata soltanto secondo la categoria
della relazione; poiché ciò che è creato non viene prodotto per mezzo di un moto o di
una mutazione [...]. La creazione nelle creature non è altro che una certa relazione
verso il Creatore, causa del loro essere” (Tommaso d’Aquino, Summa theologiae, I, q. 45,
a. 3)
“Si dice che le cose furono create all'inizio del tempo, non perché l'inizio del tempo sia
misura dell'atto creativo medesimo: ma perché il cielo e la terra sono stati creati
insieme col tempo. [...] Ora la creazione non è un moto e neppure termine di un moto”
(Summa theologiae, I, q. 46, a. 3)
b) Antropologia cristiana ed evoluzione biologica sul tema dell’origine dell’uomo
Su questo importante argomento, recentemente tornato alla ribalta in merito al
confronto fra darwinismo (selezione naturale ed evoluzione casuale) e progetto
intelligente (intelligent design), si suggerisce di mettere in luce i seguenti elementi.
Andrebbe in primo luogo spiegato Dio come fondamento della storia, e dunque
anche della storia evolutiva del cosmo e della vita, esplicitando le diverse posizioni
filosofiche soggiacenti i diversi modi di parlare di evoluzione ed evoluzionismo. In
tal senso, casualità come assenza di fine ed eventuale intelligent design di un Creatore
14si oppongono a livello filosofico, non biologico. Su quest’ultimo tema, bisogna tener
presente che la nozione di “progetto intelligente” è di natura filosofica, non
scientifica, poiché la scienza, con i suoi metodi, non può inferire l’esistenza di una
causa intenzionale e intelligente a partire dai suoi dati empirici. Ciò non toglie che lo
scienziato, in quanto persona, possa mettere in collegamento le varie fonti di
conoscenza possedute e vedere nella natura un disegno, o almeno vederlo
pienamente compatibile con quanto i dati scientifici gli suggeriscono.
Il livello di comprensione religiosa si colloca poi su un piano diverso rispetto alla
comprensione filosofica. Si può ad esempio far riflettere gli studenti sul fatto che se le
scienze ricostruiscono i vari passi della storia evolutiva spiegandoci perché noi siamo
qui adesso, la Rivelazione cristiana risponde alla domanda del perché qui e adesso ci
sono io: perché ogni singola persona umana è voluta da Dio ed è di fronte a Dio. Ciò
che differenzia l’essere umano è la libertà, la sua storia culturale, l’autoriflessione e la
coscienza, tutte realtà che mostrano un legame con un’anima spirituale, come atto di
essere donato dal Creatore, che costituisce il nostro io. In questa sede, o in aggancio
con questa problematica, il docente di religione potrebbe far conoscere i principali
contenuti della Rivelazione biblica circa la natura dell’essere umano: creato a
immagine e somiglianza di Dio, tratto dalla polvere, al termine della lunga ascesa della
vita, col compito di custodire, trasformare e umanizzare la terra.
Non è poi senza interesse mostrare che, dal punto di vista fenomenologico e
paleontologico, l’essere umano si mostra sempre come sapiens e religiosus allo stesso
tempo. Tracce di religiosità e di apertura alla trascendenza sono presenti lungo tutto
l’orizzonte della storia umana primitiva.
Può essere infine opportuno conoscere e trasmettere i principali insegnamenti del
magistero ecclesiastico sull’evoluzione. In particolare, la critica di Pio XII
all’evoluzionismo nella Humani generis (1950), riguarda il “sistema evoluzionista”
come sistema filosofico (universo soggetto a continua evoluzione, senza alcun
fondamento ontologico), accomunando in questa critica il materialismo e lo storicismo.
Lo stesso documento affermava che l’ipotesi dell’evoluzione (origine del corpo
umano) non si oppone alla Rivelazione, ribadendo al contempo che l’anima di ogni
essere umano dipende direttamente da Dio (“creata immediatamente da Dio”);
Giovanni Paolo II ha più volte affermato la compatibilità fra prospettiva
scientifica dell’evoluzione biologica e verità teologica della creazione, riconoscendo
che esistono più teorie dell’evoluzione (modi di spiegare lo sviluppo e la
15diversificazione dei viventi), lasciate alla discussione scientifica, e che la prospettiva
evolutiva non è una mera ipotesi, ma una teoria consolidata.
Si considerino in conclusione, i seguenti testi:
“Il magistero della chiesa non proibisce che in conformità dell’attuale stato delle
scienze e della teologia, sia oggetto di ricerche e di discussioni, da parte dei competenti
in tutti e due i campi, la dottrina dell’evoluzionismo, in quanto cioè essa fa ricerche
sull’origine del corpo umano, che proverrebbe da materia organica preesistente (la
fede cattolica ci obbliga a ritenere che le anime sono state create immediatamente da
Dio)” (Pio XII, Humani Generis, 1950)
“Non creano ostacoli una fede rettamente compresa nella creazione o un insegnamento
rettamente inteso dell’evoluzione: l’evoluzione infatti presuppone la creazione; la
creazione si pone nella luce dell’evoluzione come un avvenimento che si estende nel
tempo - come una “creatio continua” - in cui Dio diventa visibile agli occhi del
credente come Creatore del Cielo e della terra” (Giovanni Paolo II, Allocuzione, 1985).
VII. Riflessioni conclusive
Segnaliamo, in chiusura, che laicità e autonomia della scienza non impediscono
che le dimensioni interdisciplinari e le aperture filosofico-religiose della scienza
contemporanea vengano registrate anche nel contesto della formazione scolastica. Il
fatto che il dibattito fra cultura scientifica e pensiero religioso abbia accompagnato
buona parte della storia culturale dell'occidente e continui ad essere oggi presente
nella divulgazione scientifica e nei mass media suggerisce che esso trovi spazio anche
nei mondo della scuola, valorizzando le risonanze interdisciplinari delle scienze,
della filosofia e, perché no?, anche della religione. Un docente che si accosti allo
studio di questi rapporti senza preconcetti, ma col desiderio di capire, vi troverebbe
una singolare opportunità per stimolare la riflessione e la formazione critica degli
studenti. E ciò è possibile non solo a partire dalle discipline umanistiche, come la
storia o la filosofia, ma anche, come abbiamo visto, a partire dalle scienze. Anzi, un
primo passo propedeutico al confronto con la religione e con la fede è cristiana è
rappresentato proprio dall’operare un maggiore collegamento fra scienze umane e
scienze naturali. Quando si assume una loro radicale divisione, da un lato le scienze
dello spirito (l'uomo e i sui problemi esistenziali), dall'altro le scienze della natura (il
mondo oggettivo sotto gli occhi di tutti), si termina implicitamente col sanzionare
— come ricordavamo in apertura — la negazione di qualsiasi legame fra il cielo sotto
cui Giacomo Leopardi componeva i versi del suo Canto notturno di un pastore errante
dell'Asia, ed il cielo oggetto dell'astronomia e della fisica; o ritenere che per un
16termine come “infinito”, sarebbe del tutto accidentale che esso compaia sia nei versi
del poeta di Recanati, sia nella teoria degli insiemi di Cantor.
Lo studio scientifico dell'universo o della persona umana, ritenuto oggettivo ed
esistenzialmente neutro, non è forse, come abbiamo visto, capace di suscitare
domande esistenziali o perfino religiose? Tali domande, per il fatto di essere umane,
appartengono anch'esse all'ambito del sapere scientifico, nel senso che esse possono
nascere, e di fatto nascono, anche da una riflessione sulle scienze. Quando in una
presentazione scientifica (specie se di taglio divulgativo o scolastico) non si esplicita
questa dimensione, in realtà si sta tacitamente fornendo una precisa visione filosofica
di cosa sia l'universo e di cosa sia la persona umana. A suo modo e col suo
linguaggio, la scienza ha molte volte ha già risposto, senza dirlo, a quel “chi sono, da
dove vengo e dove vado”.
Quando il pensiero scientifico viene trasmesso solo nella sua dimensione
pragmatica, astraendo dalla sua dimensione umana, dalle sue risonanze filosofiche o
anche religiose, ignorando che possa o abbia mai potuto averne qualcuna, ne
derivano inevitabili conseguenze. Non solo la cultura, ma anche la persona si
frammenta, ed emergono dolorose conflittualità fra le supposte esigenze della
scienza e le riflessioni della sapienza, fra l'etica e la tecnica, fra progresso umano e
progresso scientifico. Se mai una certa unità fosse possibile, ciascuno dovrebbe allora
trovarla per conto suo, ma la storia dell'umanità non avrebbe niente da insegnarmi in
proposito, e pertanto neanche la scuola. Uno dei principali compiti di chi insegna la
religione in un contesto scolare è mostrare, invece, che una simile sintesi interessa
l’intero terreno della storia del pensiero, nelle sue dimensioni pubbliche e culturali, e
che la Rivelazione cristiana possiede degli elementi di grande valore per renderla
possibile. La scuola è senza dubbio il luogo privilegiato dove questa sfida dovrebbe
essere raccolta, mostrando che l’unità del sapere è non solo un’esigenza della cultura,
ma anche della fede.
Bibliografia ragionata
1. G. T ANZELLA -N ITTI , A. S TRUMIA (a cura di), Dizionario Interdisciplinare di Scienza e Fede,
Urbaniana University Press - Città Nuova, Roma 2002. In particolare le voci:
Creazione (G. Tanzella-Nitti); Didattica delle scienze (M. Gargantini); Religione (A.
Porcarelli); Unità del sapere (G. Tanzella-Nitti); Uomo, identità biologica e culturale (F.
Facchini).
17— Opera collettiva consistente in 170 voci, su temi e su personaggi, che
affrontano gli argomenti di maggiori attualità del rapporto scienza-fede dalal
prospettiva scientifica, filosofica e teologica. Contiene antologia, indici speciali e
percorsi didattici.
2. E. A GAZZI , Scienza e fede. Nuove prospettive su un vecchio problema, Massimo, Milano
1984
— Il volume affronta in primo luogo il rapporto fra scienza e filosofia,
argomentando la non correttezza metodologica del riduzionismo scientista, con la
conseguente esclusione della prospettiva metafisica. Quest’ultima viene poi
impiegata per mostrare la compatibilità della scienza con la prospettiva della fede
cristiana.
3. M. G ARGANTINI , Uomo di scienza, uomo di fede, LDC, Torino-Leumann 1991
— Comprende tre parti: “Questioni generali”, “Protagonisti” e “Problemi
d’oggi”. Alla presentazione generale di un tema segue il sussidio di una breve
antologia documentale, una “traccia di lavoro” e una bibliografia. Pur nella sua
compattezza ed estensione contenuta, l’opera rappresenta una buona fonte di idee e
di spunti per organizzare attività di carattere interdisciplinare anche nell’ambito
della scuola secondaria
3. G. G ISMONDI , Fede e cultura scientifica, EDB, Bologna 1993
— Lo studio comincia con una analisi di tipo socio-culturale, basata sui dati
raccolti nella nota ricerca di Achille Ardigò e Franco Garelli Valori, Scienza e
Trascendenza (Torino 1989), nella quale si cerca di presentare i caratteri ed anche i
mutamenti della mentalità scientifica contemporanea. Successivamente, l’A. espone il
panorama epistemologico delle scienze naturali, con le importanti evoluzioni avute
nel XX secolo, dedicando poi particolare attenzione all'esperienza scientifica come
partecipazione alla percezione dell'Assoluto, mediante una certa esperienza dei
fondamenti e del sacro, fattori che ribadiscono ancora il carattere personalista della
ricerca scientifica.
4. T. M AGNIN , La scienza e l'ipotesi Dio. Quale Dio per un mondo scientifico?, San Paolo,
Cinisello Balsamo 1994
— L’A. espone in questo breve saggio come la scienza del XX secolo rilanci la
domanda sul senso, partendo dagli interrogativi degli scienziati sulla finalità e, più
esplicitamente, su Dio. Proprio in merito a quest’ultima domanda il volume riporta
le posizioni di diversi ricercatori, che l’A. cerca di rileggere in un’ottica
teologicamente significativa
5. J. M ARITAIN , Distinguere per unire. I gradi del sapere (1932), Morcelliana, Brescia 1974
18— L’opera di Maritain è la viva testimonianza di come sia possibile ricondurre
in un medesimo percorso filosofico, unitario e coerente, una riflessione che partendo
dalla conoscenza del reale, ascende mediante diversi e progressivi gradi di astrazione
alla realtà sovrasensibile, per raccordarsi infine con la conoscenza mistica e il dono
della fede
6. J. M ARITAIN , L'educazione al bivio (1943), La Scuola, Brescia 1992
— L’A. insiste sulla formazione della persona quale fine primario
dell’educazione nei confronti del pragmatismo americano e del razionalismo
europeo, sottolineando che ogni progetto educativo, di qualunque estrazione esso
sia, sottende sempre una precisa antropologia, talvolta implicita
7. J. P OLKINGHORNE , Credere in Dio nell'età della scienza, R. Cortina, Milano 2000
— L’A. mette in rilievo i cambiamenti avutisi, negli ultimi tempi, nei rapporti fra
scienza e fede, anche a causa di alcuni significativi approfondimenti nell’ambito del
pensiero sia scientifico sia teologico. Tra questi: la crisi del riduzionismo, la non
incompatibilità tra evoluzione e creazione, la riformulazione della teologia naturale,
l’indagine sull’azione di Dio nel cosmo.
8. P. P OUPARD (a cura di), Scienza e Fede, Piemme, Casale Monferrato 1986
— Il volume, preparato con l’occasione di una ricerca dell’allora Segretariato per
i non credenti sul rapporto fra scienza e non credenza, presenta saggi di P. Poupard,
G. Cottier, F. Russo, J. Casanovas, R. Coste, C, Durand, B. Matteucci, L. Morren e J.
Ladrière. Dall’analisi dei contributi emerge la non associabilità della ricerca
scientifica alle istanze della non credenza e l’insostituibilità del ruolo di mediazione
della filosofia, specie di istanza metafisica, per comprendere in modo corretto i
rapporti fra la fede e la conoscenza scientifica, nonché le possibili implicazioni di
quest’ultima sulla prima
9. I. T AGLIAFERRI , E. G ENTILI (a cura di), Scienza e Fede. I protagonisti, De Agostini, Novara
1989
— Volume di formato folio, concepito per le scuole e arricchito da illustrazioni,
contiene biografie di varie decine di personaggi che furono illustri scienziati e uomini
di fede. La sua finalità essenzialmente didattica ne fa un’opera adatta ad un pubblico
vasto, diretta in particolare ai giovani e ai loro docenti
10. G. T ANZELLA -N ITTI , Teologia e scienza. Le ragioni di un dialogo, Paoline, Milano 2003
— Dopo un breve sguardo alla situazione del dialogo fra teologia e scienze nella
cultura contemporanea, si considera il rapporto fra il Libro della Natura e il Libro
della Scrittura. I temi dell’origine del cosmo, della vita e dell’uomo, vengono quindi
19esaminati sullo sfondo delle attuali conoscenze scientifiche, per dedicare poi una
speciale attenzione al miracolo, tematica teologica che coinvolge in modo diretto il
rapporto con le scienze. Si discute se il progresso dogmatico in teologia sia oggi
possibile anche grazie al ruolo della scienza e ci si interroga in chiusura se sia oggi
possibile una unità del sapere.
Sitografia ragionata
Documentazione Interdisciplinare di Scienza e Fede (http://www.disf.org).
I documenti, le rubriche e i servizi offerti dal Portale di Documentazione
Interdisciplinare di Scienza e Fede , intendono venire incontro alla crescente
necessità di informazione qualificata e rigorosa sui rapporti fra teologia, filosofia e
pensiero scientifico. Il Portale è diretto a coloro che operano nel settore
dell'insegnamento, della pastorale della cultura, o si interessano agli aspetti
interdisciplinari della ricerca scientifica.
In questo Portale web si segnalano le seguenti sezioni:
– Biografie concise di scienziati credenti:
(http://www.disf.org/ScienziatiCredenti.asp)
– Alcune voci on line del Dizionario Interdisciplinare di Scienza e fede:
(http://www.disf.org/Dizionario.asp)
– Bibliografia tematica “Introduzioni generali al rapporto fra teologia/fede e
pensiero scientifico (http://www.disf.org/VisualizzaBibliografia.asp?IDArea=3)
– Bibliografia tematica “Interdisciplinarità e unità del sapere”:
(http://www.disf.org/VisualizzaBibliografia.asp?IDArea=2)
- Rubrica bibliografica “Cosa devo sapere su”. Contiene recensioni di libri che hanno
maggiormente influito sul modo di considerare il rapporto fra teologia e pensiero
scientifico, comprendenti sia di opere di influenza storica, sia best sellers impostisi
all’attenzione negli ultimi decenni (http://www.disf.org/CosaDevoSapere.asp)
SEFIR - Scienza e Fede nell’interpretazione del reale
(http://www.vicariatusurbis.org/ecclesiamater)
Sito dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose Ecclesia Mater della Pontificia
Università Lateranense di Roma, presso il quale opera l’area di ricerca Sefir,
costituita da vari docenti di università italiane.
CTNS - Center for Theology and the Natural Sciences, Berkeley (CA, USA)
(http://www.ctns.org)
20Il Centro è parte del Graduate Theological Union, centro di studi interconfessionale
(riformati e cattolici). Il sito, in lingua inglese, contiene conferenze, risorse e
materiale didattico relativo al rapporto fra teologia e pensiero scientifico, con
speciale riferimento all’area statunitense.
CRYF - Ciencia Razon y Fe (http://www.unav.es/cryf)
Sito per i rapporti fra scienze, filosofia e teologia, associato alla Facoltà di Filosofia
dell’Università di Navarra, Pamplona - Spagna. In lingua spagnola
Fondazione Countrebalance (http://www.counterbalance.org)
Libreria interattiva in lingua inglese contenente interviste, biografie e percorsi
tematici sui maggiori temi di discussione del rapporto fra scienze e religione
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