CORSI SPECIALI
PER IL CONSEGUIMENTO
DELL’ABILITAZIONE
Corso A – sede di Prato
Unità didattica n. 1
Corso A – sede di Prato
Unità didattica n. 1
“DALLA
SCUOLA DEL PROGRAMMA ALLA SCUOLA DEL CURRICOLO”
Dott.
Davide Capperucci
Università di Firenze




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- Il manifesto culturale nazionale
scritto dal legislatore che esplicita obiettivi e contenuti disciplinari
- Caratteristiche principali:
Ø Validità nazionale
Ø Prescrittività
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- L’edizione locale del manifesto nazionale,
che tiene conto delle specificità dei contesti e dei soggetti coinvolti nel
processo formativo
- Caratteristiche principali:
Ø Dimensione locale
Ø Flessibilità didattico-organizzativa
Ø Programmazione educativa
Ø Programmazione didattica
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-
Congegno teorico-empirico capace di dare
risposta culturale e didattica vuoi alle ragioni del soggetto che apprende vuoi
alle ragioni degli oggetti di apprendimento (materie scolastiche + progetti
extracurricolari)

Dispositivo la cui funzione è di
assicurare la previsione, gestione programmata e valutazione dell’insieme delle
variabili del processo formativo. Esso tende a valorizzare la specificità delle
singole istituzioni scolastiche sulla base di concezioni, principi culturali e
valori mediati e condivisi all’interno della comunità scolastica e del contesto
locale di riferimento.
Piano dell’Offerta Formativa
-
Garanzia di uniformità dell’insegnamento in relazione alla diversità dei
curricoli: definizione delle
competenze essenziali (D.P.R. n. 275/99,
art. 8)
TEORIE
SULLA PROGRAMMAZIONE E SULL’APPRENDIMENTO
IN
ETÀ INFANTILE
§ MODELLO COMPORTAMENTISTA
§ MODELLO COGNITIVISTA
§ MODELLO COSTRUTTIVISTA
MODELLO COMPORTAMENTISTA
(Pavlov, Skinner, Watson)
- apprendimento
stimolo-risposta
- apprendimento come
addestramento
- passività del soggetto che
apprende
- apprendimento per piccoli
passi: istruzione programmata (uso di nuove tecnologie)
- rinforzo immediato della
performance positiva
-
concezione negativa dell’errore
PROGRAMMAZIONE PER OBIETTIVI
MODELLO COGNITIVISTA
(Piaget, Bruner, Gardner)
- apprendimento: relazione tra
le strutture psicologiche del bambino e le strutture epistemologiche delle
discipline
- ruolo centrale della
motivazione
- lettura della realtà
attraverso le mappe mentali
- plasticità della mente e
organizzazione disciplinare
-
pluralità di stili cognitivi e intelligenze multiple
PROGRAMMAZIONE PER CONCETTI
MODELLO COSTRUTTIVISTA
(Dewey, Vygotzsky, Von Glasersfeld, Wenger,
Brown, Campione)
- apprendimento come processo
condiviso (cooperative learning) e situato
- apprendimento come processo
euristico: centralità dell’esperienza e dell’indagine sui problemi
- conoscenza come processo di
negoziazione e costruzione di significati
- relativismo e rifiuto di
atteggiamenti dogmatici o oggettivisti
- alunno visto come “attore”
del proprio apprendimento (autoapprendimento)
PROGRAMMAZIONE PER PROBLEMI
(RICERCA-AZIONE)
scheda
sintetica sui modelli di programmazione[1]
1. Programmazione per obiettivi
- Modelli teorici di riferimento[2]:
- comportamentismo e cognitivismo
- Aspetti innovativi:
- considera la diade insegnamento-apprendimento come
un processo dinamico e intenzionale teso al conseguimento di
obiettivi di lungo, medio e breve termine
- intende rendere maggiormente scientifica e rigorosa
l’attività di insegnamento al fine di verificarne costantemente l’efficacia e
l’efficienza
- Modalità operative:
-
analisi della
situazione di partenza
-
identificazione
dei bisogni formativi
-
definizione degli
obiettivi generali trasversali e di quelli didattici disciplinari
-
definizione dei
prerequisiti
-
definizione dei
mezzi, dei tempi e delle strategie per il raggiungimento degli obiettivi
-
attività di
verifica
2. Programmazione per concetti
- Modelli teorici di riferimento:
cognitivismo
- Aspetti innovativi:
- pone l’accento sul legame che intercorre tra
l’organizzazione del pensiero e le epistemologie disciplinari
- compito dell’attività di insegnamento è quello di
mettere in comunicazione le strutture disciplinari con quelle psicologiche del
soggetto
- Modalità operative:
-
elaborazione da
parte dei formatori/docenti della mappa
concettuale, cioè dei concetti e delle relazioni logiche che sussistono fra
di loro
-
realizzazione di
una conversazione clinica con i soggetti del gruppo in formazione teso ad
evidenziare il livello di concettualizzazione spontanea che essi presentano
rispetto ai concetti della mappa
-
elaborazione da
parte dei formatori/docenti di una rete concettuale intesa come percorso
ordinato delle operazioni da seguire per presentare e far apprendere i concetti
della mappa
3. Programmazione per problemi (o
ricerca-azione)
- Modelli teorici di riferimento:
- sociocostruttivismo e culturalismo
- Aspetti innovativi:
- l’apprendimento nasce dalla negoziazione di significati
condivisi all’interno di un gruppo, pertanto esso si presenta come un’attività
situata, culturalmente connotata e difficilmente determinabile a priori
- punta non solo alla conoscenza di un problema, ma
alla sua risoluzione attraverso l’adozione di percorsi euristici e
comportamenti in grado di apportare un miglioramento della situazione di
partenza
- Modalità operative:
-
Individuazione del problema da parte del singolo o del
gruppo
-
Analisi della situazione-problema ed individuazione degli
elementi di criticità
-
Evocazione di saperi informali legati ad esperienze
pregresse e di saperi prettamente disciplinari
-
Formulazione di ipotesi risolutive condivise, negoziazione
delle strategie da adottare
-
Applicazione delle soluzioni ipotizzate e osservazione
delle modificazioni prodotte
-
Valutazione finale dell’efficacia dell’azione, condivisione
di nuovi significati in grado di originare una rappresentazione “originale”
della realtà-problema considerata
[1] Per un’analisi più
dettagliata dei primi due modelli si veda G. Franceschini,
Apprendere, insegnare e dirigere nella
scuola riformata. Aspetti metodologici e profili professionali, ETS, Pisa,
2000, per il terzo C. Scurati, G.
Zaniello (a cura di), La ricerca
azione. Contributi per lo sviluppo educativo, Tecnodid, Napoli, 1993.
[2] Per ulteriori
approfondimenti sui modelli teorici dell’apprendimento si rimanda a F. Santoianni, M. Striano, Modelli teorici e metodologici
dell’apprendimento, Laterza, Roma–Bari, 2003.


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