PROGRAMMA, PROGRAMMAZIONE, CURRICOLO
Unità didattiche, di apprendimento,situazioni
formative
Luciano Rondanini
- Programma,
curricolo e programmazione
I programmi didattici nella storia della scuola italiana
hanno rappresentato il complesso di disposizioni particolareggiate che
definiscono ciò che gli insegnanti devono realizzare in una particolare
disciplina.
Mentre in passato i Programmi della scuola elementare erano
imperniati sulla distribuzione dei contenuti da sviluppare nel corso del
quinquennio, quelli del 1985 si
caratterizzano per una preferenzialità accordata al soggetto che apprende. La
seconda parte della premessa, infatti, del Programmi del 1985 si intitola: “
Una scuola adeguata alle esigenze formative dell’alunno”.
Nel 2004, per effetto dell’applicazione della legge 53/2003
( Riforma Moratti), i precedenti Programmi del 1985 sono stati sostituiti con
le Indicazioni Nazionali per i Piani
di Studio personalizzati, che contengono gli obiettivi di apprendimento per
ogni singola disciplina che i docenti
devono programmar e progettare.
L’attuale Ministro ha annunciato che le Indicazioni
Nazionali verranno riviste e probabilmente abrogate e sostituite con un curricolo
nazionale, in cui verranno ridefiniti gli obiettivi specicifi di
apprendimento per ogni disciplina e attività.
Mentre il programma
rappresenta ( ha rapresentato) il patrimonio pubblico in cui, in un determinato
periodo storico, si riconoscono i valori della
comunità civile e della ricerca psicopedagogia,
la programmazione è la traduzione
che ogni singola scuola fa del programma nazionale. Essa si ispira a criteri di
realtà, in quanto il progetto va
riferito a reali condizioni ambientali relative ad una determinata situazione;
di razionalità e di collegialità.
- La programmazione didattica per obiettivi
In sede istituzionale, il modello di programmazione
didattica più richiamato è quello per obiettivi.
Nel nostro Paese tale modello si diffonde negli Anni Settanta; l’autore di
riferimento è H. Nicholls, il quale, nel libro Guida pratica all’elaborazione del curricolo definisce cinque
passaaagi della programmazione didattica per obiettivi.
Il primo è l’analisi
della situazione, cioè la raccolta dei dati che permette ai docenti di
esplicitare la reale situazione in cui stanno operando. Per raggiungere
determinati obiettivi, gli insegnanti
hanno bisogno di conoscere la realtà dei ragazzi e dei loro contesti di
provenienza, analizzare risorse, valutare
opportunità, …
Il secondo punto è la definizione
degli obiettivi, cioè l’esplicitazione in termini operativi del traguardo
che si vuole raggiungere.
Il terzo è rappresentato dalla selezione dei contenuti. Occorre, secondo questo modello, indicare
gli elementi culturali sui quali si intende operare.
Il penultimo passaggio è costituito dalla organizzazione
delle metodologie e delle strategie di intervento: le modalità di gestione
delle esperienze e delle attività di apprendimento, l’organizzazione della
classe, l’utilizzo dei materiali,…
Infine, l’ultimo snodo della programmazione per obiettivi è
rappresentato dalla verifica-valutazione,
cioè l’accertamento e il controllo
delle conoscenze acquisite.
- La
programmazione didattica per concetti
Questo modello si afferma negli
Anni Ottanta, in contrapposizione al modello precedente. Il compito dei docenti
non è quello di indicare preventivamente il risultato atteso, ma di guidare il
bambino ad ampliare conoscenze che sono già in suo possesso. Il bambino,
infatti, si rapporta alla realtà concettualizzandola; il compito della scuola è
trasformare questa conoscenza ingenua in
conoscenza sistematica e scientifica.
L’autore che in Italia si è
occupato di diffondere questo approccio è stato Elio Damiano, il quale articola
le seguenti fasi di una programmazione didattica per concetti:
-
mappa
concettuale, che i docenti sviluppano in ordine ad un concetto ritenuto
fondativi di un determinato sapere;
-
matrice
cognitiva, insieme dei concetti infantili che i bambini esplicitano sul
concetto elaborato dai docenti. Alla matrice cognitiva si arriva attraverso una
conversazione clinica che coinvolge
ogni singolo alunno. Il risultato di questa indagine consente di tracciare la
differenza la concettualizzazione degli adulti e quella dei bambini;
-
rete
concettuale:è il progetto dell’unità didattica, ovvero il percorso
didattico che gli alunni realizzeranno.
La programmazione per obiettivi è
orientata prevalentemente a conseguire un traguardo prestabilito, attraverso esperienze legate ad
argomenti e a contenuti di studio; quella per concetti è più attenta ad
evidenziare la conoscenza tacita dell’alunno e, quindi, a coinvolgerlo e a
responsabilizzarlo maggiormente nella costruzione dei saperi.
- Dalla
cattedra al banco
Nel momento in cui la scuola perde la sua
tradizionale caratteristica di preminenza nel processo di istruzione, entra in
crisi anche la funzione tradizionale dell’insegnante come “trasmettitore” di
saperi e di conoscenza.
Mentre nella scuola “
tradizionale”, l’accento veniva posto sul “ far lezione” e l’insegnante veniva
valutato sulla sua saldezza di dottrina e sull’abilità di porgere i contenuti delle materie di studio, nella
scuola “ moderna” questo assetto risulta difficilmente condivisibile,
soprattutto quando risulti esclusivo rispetto alla complessità dell’insegnare
oggi.
Si impone allora un nuovo compito
della scuola, quello di valorizzare identità e differenze alimentando un
elevato protagonismo del soggetto che apprende. In altre parole, la
socializzazione educativa deve tener insieme
conoscenza e relazione, in modo da rendere l’insegnamento funzionale
all’imparare dei ragazzi. Perché questo sia possibile, occorre mutare
profondamente il profilo dell’insegnante, soprattutto le sue qualità sul piano
metodologico e didattico.
Si tratta di gestire una
socializzazione a tutto tondo sul piano cognitivo, finalizzata a promuovere un
apprendimento che vede l’alunno come detentore di conoscenze che egli è
impegnato a modificare, grazie alla presenza dei coetanei e della figura
esperta, il docente.
Da una sostanziale rigidità, funzionale ad una scuola
incentrata sulla trasmissione dei saperi, si è passati oggi ad una elevata richiesta di flessibilità organizzativa e didattica.
Il compito della scuola è quello di potenziare le capacità logiche e di
valorizzare le differenze.
- Tecniche
di socializzazione educativa
Date queste premesse, possiamo
delineare alcune “ tecniche” di
socializzazione coerenti con una scuola che fa dell’apprendimento degli alunni, la sua funzione principale. Per socializzazione, in ambito educativo, si
intende l’attività di confrontarsi
su una determinata problematica al fine di fornire risposte idonee a costruire
conoscenza.
Non bisogna ridurre la
socializzazione con un mero “ stare insieme”; al contrario, essa si iscrive in
un processo di mediazione didattica, espressione di una intenzionalità
educativa del docente e di una elevata cultura organizzativa della scuola.
TAbella di COnfronto Campione
Lo strumento formativo che sta
alla base di questa modalità didattica è
rappresentata da una tabella a doppia entrata, denominata da Maria Famiglietti,
TA.CO.CA. ( Tabella di Confronto su Campione). E’ un particolare mediatore
didattico che si può applicare con
estrema facilità; si tratta di sollecitare
gli alunni su una problematica disciplinare ( o trasversale) allo scopo di
raccogliere in un quadro ciò che essi conoscono di tale problematica e , da
qui, guidarli nel rappresentarsi un nuovo sviluppo di conoscenze, attraverso la
riflessione, il confronto e l’utilizzo di capacità
logiche.
Il percorso prende avvio da una
domanda dell’insegnante ( es: “ Che cos’è per
te la forza”,…). Il quesito posto può riguardare un ambito specifico o
indagare una conoscenza più generale. E’ importante che la domanda posta metta
in condizione tutti gli alunni (
nessun escluso) di partecipare all’attività. Lo scopo della proposta è quello
di verificare quale rappresentazione mentale essi hanno circa un tema, un
concetto direttamente vissuto, senza alcun “ inquinamento”: l’insegnante,
infatti, non fornisce alcuna spiegazione, se non eventualmente una formulazione
linguistica più accessibile.
Gli alunni devono rispondere con
una frase esaustiva, ma breve,
utilizzando parole che hanno un significato pieno. Il docente chiarirà che gli articoli, le preposizioni, le
congiunzioni,… hanno un valore di legame, non di significato, come i nomi, gli
aggettivi qualificativi, le azioni.
L’insegnante invita poi gli alunni
a leggere le loro risposte e a sceglierne una che ritengono più coerente
rispetto al compito assegnato e caratterizzata da brevità, esaustività e
completezza.
Sulla tabella a doppia entrata,
infine, ogni alunno inserirà la propria risposta in riferimento a due opzioni:
quelle più simili alla risposta campione e quelle diverse ma arricchenti la
risposta campione stessa.
Successivamente, quando gli alunni
si sono impadroniti della tecnica, sarà possibile attuare questa tecnica,
arricchendo direttamente la risposta campione senza far uso della tabella.
Con questa modalità di lavoro, si
offre un’opportunità per tutti, anche per quei ragazzi che scrivono meno: il
confronto prevede la partecipazione di tutti, in quanto tutti hanno sott’occhio
il medesimo riferimento.
L’apprendimento di questa tecnica
permetterà agli alunni di controllare la partecipazione a gruppi di lavoro,
maturando uno stile che si allargherà anche nella vita di relazione fuori dalla
scuola. Saper ascoltare, comprendere, discernere, discutere, aderire a tesi
diverse dalle proprie costituisce uno dei momenti fondamentali nello studio,
nel lavoro e nella vita di ciascun cittadino, dove c’è bisogno di riflettere
sui problemi per fare scelte consapevoli.
TAbella di COnfronto di GRUppo
(TA.CO.GRU.)
Questa modalità di lavoro è simile
alla precedente, in quanto permette di raccogliere tutte le risposte degli
alunni rispetto ad una domanda posta dal docente. Si differenzia perché non si
confronta più con una sola risposta campione e per il fatto che il tema
affrontato è già conosciuto dai ragazzi.
L’insegnante pone agli allievi un
problema al quale devono rispondere tutti con un’affermazione sintetica.
Viene chiamato a socializzare la propria
risposta un alunno scelto a caso, il quale legge, ad alta voce, la propria risposta,
trascrivendo alla lavagna o al computer ciò che ha scritto sul quaderno.
A questo punto l’insegnante invita
i ragazzi che pensano di aver dato una risposta simile a quella del compagno a
leggerla, mentre gli altri aspettano. L’attività di confronto termina quando
tutte le risposte sono state tabulate su una tabella a doppia entrata, che può
essere organizzata in tre colonne:
Problema, Dati, Definizione.
TAbella di ricerca mediante VERifica delle IPOtesi ( TA.VER.IPO)
Questa tecnica didattica
presuppone da parte degli alunni la
capacità di definire problemi e di darsi dei criteri per organizzare le
informazioni.
La classe viene divisa in due
gruppi di lavoro; l’insegnante affida a
ciascun gruppo la lettura e l’elaborazione di dati contenuti nel libro di testo
( o in altro materiale ). Ad esempio, il contenuto del compito assegnato
potrebbe riguardare due realtà geografiche europee: area scandinava- area
balcanica; area mediterranea- europea centrale;…
Una volta che il gruppo A ha
raccolto dati su un’area e il gruppo B sull’altra, l’insegnante, su un’apposita
tabella fa organizzare le informazioni e
porta gli alunni a “inciampare” in un problema cruciale: che cosa significa “
la ricchezza di un Paese?”. Attorno a questo problema di fondamentale
importanza per affrontare problemi in ambito
geografico, i ragazzi formulano delle ipotesi, che dovranno essere
adeguatamente discusse, verificate con l’insegnante ed eventualmente anche in
presenza di esperti.
Questa strategia didattica potrà
essere ripresa frequentemente e costituire
uno “ zoccolo duro” per affrontare negli anni problemi estremamente
complessi relativi agli squilibri dell’intero pianeta ( nella scuola secondaria
di primo e secondo grado).
Le tecniche qui presentate permettono di tenere insieme i contenuti di apprendimento e le azioni mentali che ogni ragazzo sviluppa quando costruisce una determinata
esperienza cognitiva.
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